
Flavia Bakiu: «Le mie radici albanesi sono la fonte della mia ricerca artistica»
L’attrice italo-albanese si racconta a Radio Radicale: «Il teatro è memoria, identità e responsabilità civile»

L’attrice italo-albanese si racconta a Radio Radicale: «Il teatro è memoria, identità e responsabilità civile». Dai primi anni vissuti a Durazzo ai nuovi progetti tra Italia e Albania, passando per il lavoro sulla tratta delle donne e la valorizzazione della diaspora.
Le radici non sono un punto di partenza da lasciarsi alle spalle, ma un luogo al quale tornare ogni volta che il teatro chiede autenticità. È questa l’idea che attraversa il racconto di Flavia Bakiu, attrice italo-albanese, protagonista della rubrica Albania Italianofona di Radio Radicale, condotta dal giornalista Arthur Nura.
Nata a Durazzo e arrivata in Italia all’età di nove anni, Bakiu ha costruito il proprio percorso artistico nell”Italia, senza mai interrompere il dialogo con la cultura d’origine. «Il mio percorso si è formato in Italia – racconta – ma nasce molto prima, in Albania, dove sono cresciuta in una famiglia di artisti».
Il teatro entra stabilmente nella sua vita durante l’adolescenza con le compagnie amatoriali, prima della formazione all’Accademia Galante Garrone di Bologna. Un percorso che, racconta, è stato determinante non solo per la preparazione professionale, ma anche per gli incontri umani che ancora oggi alimentano la sua attività artistica.
Tra questi, la nascita della compagnia Le Notti e il confronto con la Societas di Cesena, dove ha approfondito la ricerca teatrale accanto a Chiara Guidi, Claudia Castellucci e Romeo Castellucci. Nel suo lavoro, però, il legame con l’Albania rimane centrale. «I primi anni della vita ci formano profondamente. Quando cerco un personaggio o scrivo una scena, c’è sempre qualcosa che mi riporta lì», spiega. Un richiamo che passa dalla lingua, dalle emozioni e da una memoria condivisa che continua a nutrire la sua ricerca.
Bakiu ricorda anche gli anni dell’integrazione in Italia, segnati da una domanda ricorrente: «Ma tu non sembri albanese». Un’affermazione che riflette gli stereotipi con cui molti figli dell’immigrazione hanno dovuto confrontarsi. L’italiano, racconta, lo aveva imparato guardando la televisione italiana, come accadde a migliaia di bambini albanesi negli anni Novanta.
Da questa doppia appartenenza nasce anche uno dei suoi progetti più significativi: uno spettacolo costruito a partire dai dialoghi del cinema albanese del periodo socialista. Insieme ad altri artisti della sua famiglia, Bakiu ha rielaborato quei testi trasformandoli in uno strumento di riflessione critica sul passato del Paese, recuperando al tempo stesso la musicalità e la forza espressiva della lingua albanese.
L’impegno civile rappresenta un’altra dimensione fondamentale della sua attività. Lo dimostra Le Notti, spettacolo dedicato al tema della tratta delle donne e della prostituzione forzata. Per costruire il lavoro, la compagnia ha collaborato con un’associazione che opera accanto alle vittime, raccogliendo testimonianze e svolgendo attività di volontariato.
«Era importante raccontare donne che hanno subito violenza e sfruttamento, distinguendo chiaramente questa realtà dal lavoro sessuale scelto liberamente», sottolinea. Per l’attrice, fare teatro oggi significa confrontarsi ogni giorno con difficoltà economiche e precarietà professionale. «Poter fare questo mestiere è un privilegio, ma anche una sfida quotidiana», afferma, rivendicando il ruolo sociale dell’arte come spazio di riflessione e crescita collettiva.
Il rapporto con l’Albania, nel frattempo, si è rafforzato anche sul piano culturale. Flavia Bakiu ha preso parte al primo Festival degli artisti della diaspora albanese, organizzato a Brescia dall’associazione guidata da Valbona Biblili. Tre giornate dedicate all’incontro tra artisti provenienti dall’Italia e dall’Europa, con spettacoli, laboratori e momenti di confronto sulla condizione degli artisti della diaspora. In quell’occasione Bakiu ha condotto anche un laboratorio teatrale rivolto ai bambini italo-albanesi.
Tra i prossimi obiettivi figurano un nuovo spettacolo con la compagnia Le Notti, dedicato ai rapporti tra sorelle e alla memoria familiare, il ritorno in Albania con il progetto teatrale sul cinema albanese e nuovi lavori tra teatro, cinema e televisione.
In chiusura, Arthur Nura definisce gli artisti della diaspora «i migliori ambasciatori dell’Albania in Italia». Un riconoscimento che Bakiu accoglie con emozione, ribadendo il desiderio di rappresentare una generazione cresciuta tra due Paesi, convinta che il teatro possa trasformare l’esperienza dell’emigrazione in uno spazio di dialogo, memoria e costruzione di nuove identità.
PS: Per conoscere tutti i dettagli è possibile seguire l’intervista integrale realizzata da Artur Nura per Radio Radicale


















