
Nina Muho, il soprano che porta l’Albania nel cuore della lirica italiana: «La Scala è il mio sogno»
Dietro di lei non c’è una semplice scenografia, ma la prima pagina dello spartito de La Traviata. È da lì che comincia il racconto di Nina Muho, uno dei soprani più apprezzati della nuova generazione albanese, ospite di Albania Italiana, la rubrica di Radio Radicale dedicata ai rapporti culturali tra Italia e Albania.

di Artur Nura
Dietro di lei non c’è una semplice scenografia, ma la prima pagina dello spartito de La Traviata. È da lì che comincia il racconto di Nina Muho, uno dei soprani più apprezzati della nuova generazione albanese, ospite di Albania Italiana, la rubrica di Radio Radicale dedicata ai rapporti culturali tra Italia e Albania.
Quello spartito, spiega, non è stato scelto per caso. Le parole e la musica dell’opera di Giuseppe Verdi rappresentano un riferimento costante della sua vita. «Mi accompagnano ogni giorno, non solo sul palcoscenico», racconta. In Violetta Valéry ritrova i valori che considera fondamentali: l’amore, il sacrificio, la dignità e la capacità di donarsi agli altri. Una figura che, ancora oggi, sente profondamente vicina.
L’Italia occupa un posto speciale nel suo percorso artistico. «È la mia seconda casa», afferma senza esitazione. Non è soltanto un sentimento di affetto verso il Paese che ha dato i natali all’opera lirica, ma il riconoscimento di una nazione che le ha offerto occasioni decisive per la sua crescita professionale.
Tra tutti i luoghi che hanno segnato la sua carriera, il ricordo più intenso è legato al Teatro Giuseppe Verdi di Trieste. Proprio lì arrivò una delle prime grandi opportunità internazionali. Dopo essere stata selezionata per interpretare Violetta ne La Traviata, il teatro triestino le affidò altri importanti incarichi artistici, dalla Nona Sinfonia di Beethoven a Don Pasquale, fino ai concerti di Capodanno.
Trieste, però, non rappresenta soltanto un teatro. Per Nina Muho è anche una città che dialoga con il mare, proprio come la sua Valona. «Vorrei che un giorno anche la mia città avesse un teatro affacciato sul mare», confessa, trasformando un desiderio personale in una visione culturale per il futuro dell’Albania.
Da oltre tredici anni il soprano fa parte del Teatro Nazionale dell’Opera e del Balletto di Tirana, la principale istituzione lirica del Paese. Un percorso iniziato subito dopo il Conservatorio e costruito con pazienza, disciplina e studio.
Entrare a far parte del teatro nazionale, ricorda, non è stato semplice. In Albania il mondo della lirica dispone di poche strutture e la competizione è particolarmente elevata. Decisivo fu l’incontro con il regista Nikolin Gurakuqi, che le affidò i primi ruoli permettendole di maturare gradualmente sul palcoscenico.
«Le opportunità sono importanti, ma poi è il lavoro quotidiano che fa la differenza», sottolinea. Una convinzione maturata attraverso anni di studio e perfezionamento che l’hanno portata a interpretare tredici ruoli operistici e ad esibirsi in importanti teatri internazionali, dal Teatro Massimo Bellini di Catania ai palcoscenici di Taiwan, Maribor e Zagabria.
Eppure, come ogni cantante lirico, conserva un sogno che ancora attende di essere realizzato: il Teatro alla Scala di Milano.
Non lo considera un semplice traguardo professionale, ma il simbolo della consacrazione artistica.
«Continuo a lavorare per arrivarci», dice con la determinazione di chi conosce il valore della preparazione e della pazienza. Se quel momento dovesse arrivare, il ruolo scelto sarebbe uno solo: Violetta Valéry.
«La Traviata contiene tutto ciò che un artista desidera esprimere: bellezza musicale, intensità vocale e profondità umana. È una storia di sacrificio e amore che continua a parlare anche al pubblico di oggi.»
L’intervista si trasforma per qualche istante in un piccolo recital quando Nina Muho interpreta alcuni versi di Sempre libera, regalando agli ascoltatori un assaggio della voce che l’ha fatta conoscere anche oltre i confini albanesi.
Ma il suo percorso guarda già ai prossimi impegni. Dopo aver partecipato al debutto di una nuova opera albanese, il soprano è al lavoro su Rigoletto e sulla nuova produzione di Rozafa, opera ispirata alla più celebre leggenda albanese: quella della giovane donna murata nelle fondamenta del castello affinché la costruzione possa resistere al tempo. Una storia che racconta il sacrificio materno e che rappresenta uno dei simboli più profondi dell’identità nazionale albanese.
È proprio questo intreccio tra patrimonio culturale nazionale e grande tradizione lirica italiana a caratterizzare il percorso artistico di Nina Muho. Da una parte Verdi, Donizetti e Beethoven; dall’altra la volontà di valorizzare il repertorio operistico albanese e farlo conoscere oltre i confini del Paese.
In chiusura arriva forse la riflessione più significativa. «Prima di essere artisti bisogna essere esseri umani», afferma. È una frase che sintetizza il suo modo di intendere la musica: non semplice esercizio tecnico, ma strumento per raccontare emozioni autentiche.
In un’epoca in cui la cultura cerca continuamente nuovi ponti tra popoli e tradizioni, il percorso di Nina Muho dimostra come la lirica possa ancora parlare un linguaggio universale. Tra Tirana, Valona e Trieste, con lo sguardo rivolto verso Milano, il suo viaggio artistico continua, alimentato dalla convinzione che il talento abbia bisogno di studio, ma anche di occasioni. E che i sogni, persino quelli che portano il nome della Scala, possano diventare realtà.
L’intervista integrale è disponibile sul sito di Radio Radicale al seguente link: Nina Muho


















