
Dom. Jubani e le due ragazze… Di Artur Nura
Dom Jubani è una persona meravigliosa: tranquillo, ragionevole e rappresenta molto bene il tipo dell’uomo buono e paterno!

Dom Jubani è una persona meravigliosa: tranquillo, ragionevole e rappresenta molto bene il tipo dell’uomo buono e paterno! Sebbene sia un sacerdote, non è affatto quel tipo di prete che ti mette soggezione; al contrario, ti fa aprire e stare volentieri accanto a lui. Credo che dipenda dal modo in cui ti ascolta con attenzione e non interviene mai prima che tu abbia finito di parlare. Poi ti parla con calma e in maniera molto ragionevole, ricordandoti che sta esprimendo soltanto la propria opinione, ma argomentandola, perché no, anche attraverso la sua filosofia cristiana!
Personalmente non sono un praticante della religione, ma quando mi capita di vederlo predicare in chiesa, percepisco facilmente che è completamente concentrato sulla parola, sulla fede in essa e sul suo potere. Mentre parla, sembra farlo con piena convinzione, persuaso di dire la verità della Fede che presenta, ma sempre nella relatività della dimensione umana e personale.
Durante le messe, Dom Jubani, attraverso il suo corpo dinamico e l’espressione dei suoi occhi tranquilli, che si muovono da un fedele all’altro, sembra quasi diventare un ponte spirituale tra Dio, in cielo, e coloro che gli stanno accanto in chiesa, qui sulla terra.
I fedeli, in generale, lo seguono concentrati fino quasi a essere ipnotizzati! Sotto la cupola della chiesa si percepisce una forza incantatrice, incomprensibile per chi non crede, ma potentissima per il credente, il quale, nelle parole sincere e sicure della predicazione, trova ciò che desidera nel profondo di sé.
Ciò che accade lì è difficile da spiegare, ma in quei momenti si avverte la forza dell’aldilà che, sebbene intangibile, nei volti dei fedeli si trasforma in un’espressione di serenità quasi divina! La sua voce baritonale assomiglia a una melodia magica di Johann Sebastian Bach, capace di attraversare l’intero essere umano in modo completamente liberatorio.
Durante le festività religiose, quando nelle celebrazioni della Chiesa non mancano le più alte autorità dello Stato, che vi si recano soprattutto per comunicare con l’elettorato attraverso le telecamere presenti, Dom Jubani è generalmente assente! Nei casi in cui deve necessariamente esserci, rimane in silenzio o parla pochissimo! Verrebbe da chiedersi se sia lo stesso uomo-sacerdote che durante le messe predica nel modo più dinamico possibile, quasi si allungasse dall’umano al divino nella maniera più particolare e convincente!
Il viaggio…
L’amicizia che avevamo creato mi aveva affascinato e non rifiutavo mai le sue richieste. Ero certo che, se faceva una richiesta, quella richiesta fosse giusta! Un giorno, Dom Jubani mi chiese di accompagnarlo in una sua missione nel nord-est del Paese e mi avvertì che, di tanto in tanto, avremmo dovuto proseguire a piedi per raggiungere le chiese dei rispettivi villaggi!
Avevo accettato questa richiesta, anche se sapevo che avrei dovuto prendere parte a dei riti religiosi. Questa cosa, nonostante mi provocasse un certo conflitto interiore, alimentava in me la curiosità di imparare qualcosa in più da quell’esperienza, che certamente era molto profonda e significativa!
Ma, in realtà, con quel viaggio imparai che è la persona a darti qualcosa di speciale e indimenticabile, e non il luogo in cui ti trovi, né, in questo caso, l’Istituzione che essa rappresenta. Eravamo arrivati nella terra d’origine di mio padre, ma, naturalmente, stavamo andando in villaggi nei quali persino lui non era mai stato!
La mattina, dopo essere usciti dall’hotel del centro della città e aver preso il caffè, ci dirigemmo verso la macchina che aveva parcheggiato davanti a noi. Dopo aver percorso un tratto di strada sulle quattro ruote, scendemmo dalla macchina alla fine della strada percorribile con l’auto e lasciammo lì l’autista! Ci incamminammo a piedi verso “Qafë Gështenjë”, così si chiamava il villaggio che dovevamo raggiungere e dove viveva una piccola comunità cattolica.
La zona era estremamente povera e, allo stesso tempo, molto ospitale! Ovunque passassimo accanto alle povere abitazioni, si sentiva la generosa espressione: “Bujrëm!”, un invito ad entrare, un “venite pure”! Forse è ingiusto dirlo, ma stranamente la povertà rende l’uomo più buono e altruista, mentre la ricchezza lo rende più freddo ed egoista!
Come dice lo stesso Dom Jubani, l’essere umano, in quanto individuo, è estremamente profondo e, per comprendere il vero significato di questa profondità, gli serve fino all’ultimo momento della vita. Questa profondità diventa, senza dubbio, ancora più sconosciuta quando ci si riferisce all’uomo come essere sociale e spirituale!
Dom Jubani rispondeva a quei calorosi inviti, a quei “bujrumi” o benvenuti, portando la mano al cuore e augurando: “Che Dio ve ne renda merito”, ma non si fermava. Pronunciava quell’augurio con tutto il cuore e credeva che Dio, in un determinato momento, avrebbe ricompensato ciascuno di loro.
Sembrava che la gente della zona lo conoscesse e lo salutasse con affetto! Ma, come mi raccontò più tardi, non si fermava in nessuna di quelle famiglie perché era certo che una buona parte di ciò che esse offrivano con il cuore all’ospite, poi sarebbero andate a prenderla a credito nel negozio del villaggio!
La povertà era chiaramente visibile e aveva qualcosa di drammatico. La Chiesa, naturalmente, aveva portato aiuti in quella zona, anche se quelle persone appartenevano a un’altra confessione religiosa, ma questo non risolveva nulla per loro e la povertà continuava a regnare. Bisognava fare molto di più e appariva evidente che quella situazione tormentava il mio amico, che di tanto in tanto si faceva promotore dell’invio di aiuti in quella zona!
Bussare a determinate porte…
Avevamo camminato molto. Certamente lui, anche a causa dell’età, doveva sentirsi più stanco di me. A un certo punto, indicandomi un luogo con il dito e sorridendo, mi mostrò una villa molto bella poco più avanti! Si fermò e bussò al grande cancello di ferro! Dall’interno della casa si sentì una voce femminile aspra!
— Chi è alla porta?!
— Siamo viaggiatori! Avremmo bisogno di un bicchiere d’acqua, se possibile! — rispose Dom Jubani.
Sulla soglia della porta, accanto all’edificio, apparve una ragazza con il volto pesantemente truccato. Le labbra, colorate di rosso, brillavano anche da lontano. Così come gli occhi! La camicia che indossava aderiva al petto! La gonna stretta metteva in evidenza le sue forme dalla vita in giù e, certamente, secondo un gusto provinciale, avrebbe potuto essere definita “sexy”!
— Va bene… ve la porto… perché anche la gente ha da fare…! — disse senza nascondere la propria riluttanza e scomparve dietro le tende della finestra!
— Grazie, signorina! Che Dio ve ne renda merito! — disse Dom Jubani, mentre lei chiudeva la finestra!
Dopo poco tornò con un solo bicchiere d’acqua in mano e, infastidita, scese le scale della casa e aprì il grande cancello di ferro! Allungò il bicchiere verso Dom Jubani senza pronunciare alcun suono, nessuna parola! Mostrava soltanto insofferenza!
Nel momento in cui guardò verso di me — ero molto più giovane di Dom Jubani e, soprattutto, ero un laico — sembrò pentirsi del proprio comportamento. Mentre mi guardava, alzò la mano sinistra e sistemò la frangia dei suoi folti capelli color castano!
— Entrate e prendete anche un caffè! — disse, divorandomi con gli occhi dai piedi fino agli occhi!
— Grazie, signorina! Siamo di passaggio! — risposi, non riuscendo a nascondere l’antipatia che mi aveva suscitato.
— Grazie mille, signorina! — le disse Dom Jubani con benevolenza.
Lei riprese il bicchiere senza guardarlo affatto, mentre sembrava quasi supplicarmi di accettare l’invito.
— Che possiate trovare un bravo marito, signorina, e ancora grazie!
In quel momento lei girò la testa verso Dom Jubani con un sorriso pieno di gratitudine! Solo dopo alcuni secondi si voltò verso di me!
— Entrerete a prendere un caffè? — ripeté con voce supplichevole, rivolgendo lo sguardo anche verso Dom Jubani!
— No! Grazie! Buona giornata! — risposi con decisione e posai la mano sulla spalla di Dom Jubani per fargli capire la mia volontà!
Lui, sorridendo, accettò e ci incamminammo. Io non mi voltai affatto indietro, mentre lui sì! Le fece un cenno con la mano, sorridendole! Più tardi mi raccontò che lei era rimasta davanti al cancello della villa fino al momento in cui non riuscì più a vederci.
Sebbene fosse il luogo delle mie origini, Dom Jubani conosceva quella zona meglio di me. Mi spiegò che le ragazze di quell’età, lì, generalmente non lavoravano e nemmeno studiavano. La famiglia si limitava a garantire loro un buon matrimonio combinato.
Un’alternativa del genere, senza dubbio, coincideva anche con i desideri propri della loro età! “Certamente le relazioni segrete in zone come queste sono quasi impossibili”, pensai, senza però dirglielo!
Dopo circa un’altra ora di cammino a piedi, davanti a noi apparve un’altra villa ben tenuta e appena dipinta di bianco! Notai immediatamente il suo desiderio di bussare di nuovo! Senza dire una parola, il nostro cammino prese la direzione della villa! In realtà, anch’io avevo sete e fino a quel momento non ci era capitato davanti neppure un negozio di paese! Ci guardammo negli occhi e ci capimmo con un sorriso!
– Speriamo che non ci capiti un tipo simile a lei, Dom Jubani!
– Può anche darsi! In queste zone, a quest’ora, in casa rimangono soltanto le ragazze non sposate!
– Però non credo che siano tutte come quella! – gli risposi, mentre ormai eravamo arrivati al cancello della villa!
Premette il pulsante del citofono. Dall’interno si sentì una dolce voce femminile. Ci guardammo negli occhi e sorridemmo.
– Prego? Chi è?
– Siamo viaggiatori e, se non la disturbiamo, vorremmo chiederle un bicchiere d’acqua.
– Ma certo! Eccomi, arrivo subito!
Dalla porta della villa uscì una ragazza bionda e sorridente! Indossava un paio di jeans e una camicia rossa. Tra le mani aveva un vassoio con due bicchieri di succo. Da lontano, il succo sembrava essere all’arancia. Aprì il cancelletto di ferro e porse i bicchieri prima di tutto a Dom Jubani.
– Prego, Padre! Anche se sono sola… potete anche entrare a riposarvi in casa! Sicuramente sarete stanchi per il viaggio.
– Grazie mille, signorina! È molto gentile! – le rispose Dom Jubani.
Poi lei rivolse il vassoio verso di me e, dopo avermi lanciato uno sguardo gentile e rapido, abbassò gli occhi.
– Prego! – disse soltanto questa parola.
– Grazie mille, signorina! È davvero molto gentile! – le dissi, guardandola con simpatia, perché no, anche per le sue linee eleganti e i suoi tratti molto dolci! Non aveva affatto il viso truccato e aveva gli occhi color del cielo.
Dopo aver bevuto il succo d’arancia, ci incamminammo per andare via, ringraziando ancora una volta la gentile signorina. Dom Jubani si affrettò ad andare avanti per primo, forse sicuro che in quel momento potesse nascere qualche flirt che lui non desiderava tra noi! Io, come al solito, accolsi quella richiesta inespressa a parole e gli andai dietro.
– Che uomo cattivo… – disse Dom Jubani a bassa voce, quando ci eravamo allontanati da lei di appena tre metri!
Stupito, non potevo credere alle mie orecchie, ma non potei chiedergli nulla in quel momento, dato che eravamo ancora molto vicini a quella gentile signorina!
Dopodiché camminammo a lungo senza parlare, entrambi immersi nei nostri pensieri. In quel momento ero sicuro che Dom Jubani non avesse portato con sé dell’acqua appositamente! In un viaggio del genere, anche qualcuno che non conoscesse la zona avrebbe pensato di portarsi dietro ciò di cui aveva più bisogno, figuriamoci qualcuno che aveva percorso quella zona e la conosceva!
Gli auguri…
– Ti prego, Dom Jubani, puoi spiegarmi i tuoi diversi atteggiamenti e i tuoi diversi auguri nei confronti delle due ragazze?!
– Non sono affatto diversi! Lo sembrano, se non si approfondisce la questione!
– Non ti capisco! Alla prima ragazza, che era stata completamente maleducata e, perché no, persino trasandata e sporca, hai rivolto i tuoi auguri con piacere! Mentre alla ragazza di poco fa, che meritava i migliori auguri, hai rivolto quasi una maledizione!
– Una maledizione!? Tu pensi che una persona come me possa maledire qualcuno?! Per di più una persona così buona!?
Nei suoi occhi si leggeva davvero lo stupore! Ma, naturalmente, vedendomi con aria di rimprovero, si accorse anche del mio stupore.
– Figlio mio… la vita è molto profonda e, sebbene l’uomo dentro di sé sperimenti meravigliosi poteri divini che non riesce a conoscere fino in fondo, rimane imperfetto e la vita gioca con lui nel modo più incauto! Io, come uomo di Dio sulla terra, per quanto possa esserlo, devo augurare a quell’uomo, a quella persona, il meglio possibile, tenendo conto anche dell’altro che vivrà insieme a lui. Perché no, della famiglia e della comunità nella quale tutti convivono. Il meglio secondo me e secondo la filosofia cristiana! Anch’io sono mortale, come tutti gli altri! – disse, e continuò:
– Mi crederai, figlio mio, se ti dico che un momento di debolezza, completamente umano, ha influito sulla mia scelta di intraprendere la vita ecclesiastica?
– Non so cosa dirti! Certamente devo crederti e sono qui, attento ad ascoltare!
– Ogni volta che venivo a sapere della cattiva sorte di qualcuno… di una malattia incurabile, di un incidente mortale o di cose simili riguardanti persone che conoscevo, venivo preso da una inspiegabile soddisfazione interiore, che si rifletteva in un sorriso nascosto! Questo sentimento mi sembrava molto cinico e mi turbava, ma non riuscivo a spiegarlo e cercavo di nasconderlo il più profondamente possibile dentro di me! Quel sentimento mi sembrava molto cattivo, disumano, ma rimaneva mio, inspiegabile!
– Ho avuto bisogno di molta riflessione per comprendere ciò che mi stava accadendo e che mi portava a vivere il male di qualcun altro in quel modo! Noi siamo esseri nati egoisti! Per diventare anche solo un poco altruisti, sono necessari molto impegno e molto lavoro e, quando ci si riesce, ci si sente davvero bene, perché si riesce almeno a controllare se stessi, pur senza raggiungere la perfezione!
Quel sentimento non era altro che la reazione del mio subconscio, che trasmetteva inconsapevolmente alla mia coscienza la gioia nascosta dovuta al fatto che quella fatalità non riguardava direttamente me!
Senza dubbio, sia nella mia coscienza sia nella parte subconscia di me stesso non mancava la compassione per quella persona sfortunata, ma questa si mescolava con la gioia umana individuale che io stesso provavo, dal momento che non facevo parte di quella disgrazia!
Ho avuto bisogno di tutta questa formazione e di tutta questa esperienza teologica per riuscire, almeno in parte, a superare quel sentimento, che sono sicuro sia innato nell’essere umano stesso! Ringrazio Dio in cielo per avermi aiutato a raggiungere questa capacità di autocontrollo!
Mentre camminavamo, di tanto in tanto, a seconda dell’importanza delle sue parole, lui girava la testa verso di me e mi guardava negli occhi. Io mi rischiarai dentro, ricordando che anch’io avevo provato un sentimento simile, ma non ero mai riuscito a spiegarmelo e lo avevo lasciato cadere nell’oblio, da qualche parte nella profondità della mia memoria!
Naturalmente io non sono un prete e, per di più, non sono Dom Jubani, pensai tra me e me, e gli chiesi:
– Ma perché hai rivolto alle due ragazze auguri così diversi?!
– Perché non le ho guardate con occhi individuali, ma con gli occhi di qualcuno che desidera il meglio per entrambe, però con lungimiranza!
– Se alla prima il destino offrirà una persona simile a lei, certamente il futuro di quella famiglia sarebbe da commiserare…! Mentre una persona buona potrebbe influenzarla e farla riflettere, renderla migliore di quanto non sia! In un caso del genere la probabilità sarebbe elevata. Io gliel’ho augurato con tutto il cuore e ho pregato per lei. Io credo che Dio ci ascolti e ci aiuti, per questo prego! Non prego mai semplicemente per liberare la mia coscienza!
– Quanto alla seconda, che era così dolce e nobile, sono convinto che anche un uomo non particolarmente buono, o uno come la prima ragazza, ma in questo caso un uomo, l’avrebbe resa più mite! Per lei non ho pregato Dio! Credo che Lui l’abbia vista e che lei non avesse bisogno della mia preghiera!
Essendo stato presente in entrambi i casi, pur non avendo compreso fino in fondo tutto ciò che Dom Jubani mi aveva spiegato, mi trovai d’accordo con lui.
Naturalmente compresi più chiaramente l’insieme della questione e me stesso quando tornammo a casa e cominciai a scrivere questa storia. Cercando di osservarla da tutti i punti di vista possibili, arrivai a comprendere ancora meglio Dom Jubani e la sua filosofia, non soltanto quella cristiana.
In effetti, prima di iniziare a scrivere questa storia significativa, qualcuno mi informò che una nostra conoscente era stata ricoverata d’urgenza in ospedale e che i medici avevano dovuto sottoporla a una biopsia! Dopo questa brutta notizia, provai chiaramente quella sensazione di cui mi aveva parlato con tanta attenzione Dom Jubani!
“La storia può essere letta anche in lingua Albanese clicando qui


















